“Le Stelle sul Soffitto” nasce da una rete di artisti e persone comuni che scelgono di reagire al buio con gesti di bellezza condivisa.

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La nascita del cielo

di Emanuele Panzeri

Il Grande Spirito era soddisfatto di quanto aveva creato. Così, sedeva in cima all’alto albero da cui poteva ammirare la Terra infinita: il verde a perdita d’occhio pettinato dal tiepido vento, la danza dei flutti riflessa tra le pinne argentee delle creature marine, animali di ogni genere, le montagne inanellate in lunghe e candide catene, fiori di sgargianti colori e infine… l’Uomo: colui che, nel suo disegno, doveva essere il Grande Capolavoro. Eppure, c’era qualcosa che ancora non andava. Qualcosa mancava.

Uomini e donne erano sempre intenti a costruire. Talmente presi dal dover fare, mai trovavano il tempo e il desiderio di volgere gli occhi in alto e tendere all’infinito. Così concentrati e attenti a dove muovere il prossimo passo che non vedevano altro che i loro piedi, mai incontravano lo sguardo di altre creature, mai si perdevano a contemplare la bellezza del creato. 

L’Uomo abitava la Terra senza capire il perché… semplicemente, si lasciava vivere. Il Grande Spirito ci pensò su e decise che non poteva andare avanti così. Dopo ore ed ore passate a scervellarsi, un’idea gli scivolò nel cuore: “Devo inventare qualcosa che possa far volgere lo sguardo di uomini e donne all’insù! Qualcosa di irresistibile, che sveli loro la bellezza che li circonda!”

Si chiuse allora nel suo laboratorio, che stava incastonato tra le radici del Grande Albero, prese un’enorme tela, e cominciò a dipingerla di un bell’azzurro chiaro fatto di mille sfumature: “Lo chiamerò cielo!”, si disse. La tela era magica perché tutto quello che veniva dipinto su di essa immediatamente si proiettava alto sopra la Terra. Terminato di dipingere, il Grande Spirito diede un’occhiata fuori ma… niente: uomini e donne continuavano a vivere imperterriti nella loro solitudine.

Pensò allora: “Devo fare di più! Questo azzurro è troppo monotono”. Prese allora una forbice, tagliò alcuni riccioli bianchi dalla sua lunga e folta barba e li posò sulla tela. “Le chiamerò nuvole!” e, sorridendo, si mise a soffiarle qua e là. Diede un’altra occhiata fuori: nonostante l’incanto delle innumerevoli forme delle nuvole, anche questa volta… nulla! Affranto dal fallimento, il Grande Spirito decise di fare due passi nella foresta per cercare ispirazione nella saggezza degli alberi.

Il destino volle che proprio in quel momento una strana creatura si stesse aggirando nei dintorni. Si trattava di un essere unico al mondo: un Bimbo. Il Grande Spirito non sapeva della sua esistenza perché il Bimbo era nato per magia dallo starnuto di una farfalla ed era cresciuto libero, in mezzo a una natura che gli aveva regalato tutto il necessario. D’improvviso il Bimbo, che stava marciando in fila indiana con ventitré piccole formiche, si ritrovò di fronte alla porta socchiusa del laboratorio del Grande Spirito.

Come ben sappiamo i bambini sono esseri irresistibilmente curiosi e così, senza pensarci due volte, il piccolo aprì lentamente la porta… ed entrò. La stanza aveva una piccola finestra da cui filtrava una flebile luce che vestiva di mistero quel magico luogo. Poggiata su uno sgabello ardeva una lampada a olio. Il Bimbo la prese per illuminare l’enorme oggetto che stava al centro del laboratorio. Avvicinatosi, osservò il dipinto. Era così affascinato dalla bellezza del cielo che non si accorse di aver accostato troppo la fiamma alla tela che, in pochi istanti, cominciò a bruciare. Resosi conto del disastro imminente, il Bimbo afferrò il primo barattolo che trovò e lo gettò sul dipinto. Era una tintura di un blu profondo. Così il cielo, da azzurro che era, diventò subito indaco, scuro. 

Sulla Terra gli uomini, spaventati dall’improvvisa assenza di luce, si fermarono e finalmente alzarono lo sguardo verso il cielo domandandosi cosa stesse succedendo.

Anche il Grande Spirito, stupito, non sapeva spiegarsi l’origine dell’accaduto. Corse allora a casa e, una volta entrato, trovò il bambino con la latta di vernice in mano. Vedendo il Grande Spirito, il Bimbo si spaventò e, singhiozzando, cominciò a scusarsi per quel che aveva fatto. Il Grande Spirito scorse però in quella creatura una dolcezza, una bellezza, una semplicità mai viste prima. Gli si avvicinò e lo prese in braccio per consolarlo.

Intanto, senza che nessuno dei due se ne accorgesse, le sottili lacrime del Bimbo scivolavano lungo tela: increspando pian piano la vernice, un’infinità di puntini bianchi si stava facendo spazio tra l’indaco scuro. Da blu che era, il cielo si riempì di luccicanti schegge. Fu così che nacquero le stelle.

Di fronte a un simile prodigio, gli uomini sbarrarono gli occhi per la prima volta nella loro esistenza e rimasero incantati per ore. E quando, inseguendo una lacrima trasformatasi in cometa, abbassarono lo sguardo, incrociarono quello di altre persone. E sorrisero.

Da quel giorno, uomini e donne smisero di guardare in basso. Ispirati da quello spettacolo unico, volsero i loro occhi al cielo e cominciarono a scrivere poesie e canzoni, divennero sognatori e sognatrici, videro la bellezza di chi gli stava intorno, impararono ad amare… e il mondo si riempì di bambini, che lo resero il luogo più bello dell’universo.

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La nascita del cielo

di Emanuele Panzeri

Il Grande Spirito era soddisfatto di quanto aveva creato. Così, sedeva in cima all’alto albero da cui poteva ammirare la Terra infinita: il verde a perdita d’occhio pettinato dal tiepido vento, la danza dei flutti riflessa tra le pinne argentee delle creature marine, animali di ogni genere, le montagne inanellate in lunghe e candide catene, fiori di sgargianti colori e infine… l’Uomo: colui che, nel suo disegno, doveva essere il Grande Capolavoro. Eppure, c’era qualcosa che ancora non andava. Qualcosa mancava.

Uomini e donne erano sempre intenti a costruire. Talmente presi dal dover fare, mai trovavano il tempo e il desiderio di volgere gli occhi in alto e tendere all’infinito. Così concentrati e attenti a dove muovere il prossimo passo che non vedevano altro che i loro piedi, mai incontravano lo sguardo di altre creature, mai si perdevano a contemplare la bellezza del creato. 

L’Uomo abitava la Terra senza capire il perché… semplicemente, si lasciava vivere. Il Grande Spirito ci pensò su e decise che non poteva andare avanti così. Dopo ore ed ore passate a scervellarsi, un’idea gli scivolò nel cuore: “Devo inventare qualcosa che possa far volgere lo sguardo di uomini e donne all’insù! Qualcosa di irresistibile, che sveli loro la bellezza che li circonda!”

Si chiuse allora nel suo laboratorio, che stava incastonato tra le radici del Grande Albero, prese un’enorme tela, e cominciò a dipingerla di un bell’azzurro chiaro fatto di mille sfumature: “Lo chiamerò cielo!”, si disse. La tela era magica perché tutto quello che veniva dipinto su di essa immediatamente si proiettava alto sopra la Terra. Terminato di dipingere, il Grande Spirito diede un’occhiata fuori ma… niente: uomini e donne continuavano a vivere imperterriti nella loro solitudine.

Pensò allora: “Devo fare di più! Questo azzurro è troppo monotono”. Prese allora una forbice, tagliò alcuni riccioli bianchi dalla sua lunga e folta barba e li posò sulla tela. “Le chiamerò nuvole!” e, sorridendo, si mise a soffiarle qua e là. Diede un’altra occhiata fuori: nonostante l’incanto delle innumerevoli forme delle nuvole, anche questa volta… nulla! Affranto dal fallimento, il Grande Spirito decise di fare due passi nella foresta per cercare ispirazione nella saggezza degli alberi.

Il destino volle che proprio in quel momento una strana creatura si stesse aggirando nei dintorni. Si trattava di un essere unico al mondo: un Bimbo. Il Grande Spirito non sapeva della sua esistenza perché il Bimbo era nato per magia dallo starnuto di una farfalla ed era cresciuto libero, in mezzo a una natura che gli aveva regalato tutto il necessario. D’improvviso il Bimbo, che stava marciando in fila indiana con ventitré piccole formiche, si ritrovò di fronte alla porta socchiusa del laboratorio del Grande Spirito.

Come ben sappiamo i bambini sono esseri irresistibilmente curiosi e così, senza pensarci due volte, il piccolo aprì lentamente la porta… ed entrò. La stanza aveva una piccola finestra da cui filtrava una flebile luce che vestiva di mistero quel magico luogo. Poggiata su uno sgabello ardeva una lampada a olio. Il Bimbo la prese per illuminare l’enorme oggetto che stava al centro del laboratorio. Avvicinatosi, osservò il dipinto. Era così affascinato dalla bellezza del cielo che non si accorse di aver accostato troppo la fiamma alla tela che, in pochi istanti, cominciò a bruciare. Resosi conto del disastro imminente, il Bimbo afferrò il primo barattolo che trovò e lo gettò sul dipinto. Era una tintura di un blu profondo. Così il cielo, da azzurro che era, diventò subito indaco, scuro. 

Sulla Terra gli uomini, spaventati dall’improvvisa assenza di luce, si fermarono e finalmente alzarono lo sguardo verso il cielo domandandosi cosa stesse succedendo.

Anche il Grande Spirito, stupito, non sapeva spiegarsi l’origine dell’accaduto. Corse allora a casa e, una volta entrato, trovò il bambino con la latta di vernice in mano. Vedendo il Grande Spirito, il Bimbo si spaventò e, singhiozzando, cominciò a scusarsi per quel che aveva fatto. Il Grande Spirito scorse però in quella creatura una dolcezza, una bellezza, una semplicità mai viste prima. Gli si avvicinò e lo prese in braccio per consolarlo.

Intanto, senza che nessuno dei due se ne accorgesse, le sottili lacrime del Bimbo scivolavano lungo tela: increspando pian piano la vernice, un’infinità di puntini bianchi si stava facendo spazio tra l’indaco scuro. Da blu che era, il cielo si riempì di luccicanti schegge. Fu così che nacquero le stelle.

Di fronte a un simile prodigio, gli uomini sbarrarono gli occhi per la prima volta nella loro esistenza e rimasero incantati per ore. E quando, inseguendo una lacrima trasformatasi in cometa, abbassarono lo sguardo, incrociarono quello di altre persone. E sorrisero.

Da quel giorno, uomini e donne smisero di guardare in basso. Ispirati da quello spettacolo unico, volsero i loro occhi al cielo e cominciarono a scrivere poesie e canzoni, divennero sognatori e sognatrici, videro la bellezza di chi gli stava intorno, impararono ad amare… e il mondo si riempì di bambini, che lo resero il luogo più bello dell’universo.

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1 Comments

  • Un commentatore di WordPress

    22 Ottobre 202516:49

    Ciao, questo è un commento.
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