“Le Stelle sul Soffitto” nasce da una rete di artisti e persone comuni che scelgono di reagire al buio con gesti di bellezza condivisa.

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Zaid

di Daniele Valsecchi

Zaid: crescita e abbondanza

Elian: figlio della luce

 

Zaid vuole il potere.

Zaid non sa spiegare cosa intende per “potere”, ma sa di volerlo a ogni costo.

Avendo tanti soldi di famiglia, compra un castello enorme nella piazza centrale della città per mostrare a tutti la sua grandezza.

Ecco che ora Zaid ha pochi risparmi e un castello imponente e vistoso con una finestra sulla zona più frequentata della città: Piazza della Libertà.

Tutti i giorni, nel pomeriggio, si siede su una poltrona, davanti alla finestra, e innumerevoli persone ci passano davanti e si fermano per guardare l’imponente costruzione; Zaid, fiero e orgoglioso, guarda tutti a distanza, dall’alto in basso.

 

Dopo diverso tempo di vita solitaria, Zaid inizia ad annoiarsi e decide di invitare nel suo castello un gruppo di ragazzi che vede spesso passare la sera in Piazza della Libertà.

Una volta che tutto il gruppo raggiunge il salone principale, Zaid si fa annunciare dal suo domestico Gael e fa la sua solenne entrata in sala.

I ragazzi lo guardano senza parlare: non sanno il motivo dell’invito.

Dopo aver chiesto i loro nomi, Zaid si chiude in un silenzio imbarazzato: vorrebbe solo passare del tempo con loro, avere un po’ di compagnia, ma non sa come dirglielo.

Liam, il più grande e deciso dei ragazzi, dopo aver atteso per alcuni minuti si rivolge a Zaid: “Con tutto rispetto, signore, se non ha nulla da aggiungere, noi avremmo un impegno e dovremmo andare al più presto. Con permesso”.

I ragazzi stanno per andarsene ma, quando hanno quasi varcato la porta, Zaid esclama: “Vi posso pagare!”

Liam prende parola per tutti e dice a Zaid che hanno da fare e non sono interessati ma anche che, qualora lui volesse unirsi, per loro non sarebbe un problema.

Zaid, ferito nell’orgoglio, rifiuta l’offerta e saluta con distacco il gruppo di amici, che lasciano il castello e spariscono oltre la piazza.

 

Passati diversi giorni, Zaid si accorge di non vedere da diverso tempo il gruppo di Liam in piazza e chiede al suo domestico Gael di provare a cercarli oltre la piazza.

Dopo alcuni giorni dalla partenza, Gael è di ritorno: “Signore, ho trovato il gruppo insieme a tanti altri ragazzi della vostra età; sono tutti nel bosco, stanno sistemando una grande cascina e vivono lì, insieme”.

 

L’immagine di loro felici, tutti insieme nel bosco, fa morire di invidia Zaid, il quale decide di andare a vedere con i propri occhi.

Zaid si copre la testa con un grande cappello, lasciando uscire della paglia dai lati per non farsi riconoscere.

 

Poco distante dalla grande cascina, ai piedi di una quercia, Zaid si siede e osserva di nascosto tutto quello che accade.

Non solo i suoi coetanei, ma anche donne e uomini più grandi lavorano alla casa, mentre i bambini giocano a rincorrersi nel prato davanti.

Rimane quasi tutto il giorno a osservarli lavorare, scherzare tra loro, mangiare e bere assieme, cantare e raccontarsi storie.

Il sole tramonta e, mentre si riesce ancora a intravedere qualcosa, scorge un signore incappucciato arrivare dallo stesso sentiero che ha percorso lui.

Zaid si nasconde e osserva l’uomo raggiungere la cascina.

Non può credere ai propri occhi: è Gael, il suo domestico.

Sembra conosciuto e amato da tutti, si siede con loro attorno al fuoco e viene accolto come un familiare.

Zaid torna al castello. In un giorno qualsiasi, a quell’ora sarebbe già a letto da parecchio.

L’indomani Zaid chiede a Gael: “Dove sei stato questa notte?”

Gael risponde senza esitare: “Ero nel bosco, alla cascina”.

“Ti vieto di andarci di nuovo” ribatte Zaid.

“Se mi vieta di andare alla cascina mentre non sto lavorando, sarò costretto a licenziarmi”.

Zaid, impulsivamente e pieno di frustrazione, tutto d’un fiato, risponde: “Sono io che ti licenzio! Vai insieme a quel gruppo di barboni a lavorare per la gloria, ti troverò tra non molto a dormire sotto a un ponte, disgraziato!”

 

Gael prepara la sua valigia, in totale calma, e se ne va.

Rimasto solo in un castello silenzioso e vuoto, Zaid non riesce a smettere di pensare alla cascina nel bosco.

 

Una mattina, dopo l’ennesima notte insonne, Zaid si incammina alla volta della cascina e, una volta giunto, vi si ferma davanti con fare di superiorità.

Un ragazzo si avvicina e gli chiede se desidera unirsi a loro nei lavori.

Con aria infastidita e a voce alta, Zaid ribatte: “Io non sono qui per lavorare, ma per parlare con il vostro capo!”

Tutti i ragazzi lì intorno scoppiano a ridere. Liam, che lo riconosce dal balcone, lo raggiunge di sotto e lo invita a seguirlo.

Zaid è chiaramente in imbarazzo, ma Liam fa finta di non notarlo: prova a spiegargli che tra loro non c’è un vero capo e che, nel caso in cui volesse parlare con il proprietario del terreno e della cascina, deve imboccare il sentiero dinanzi a loro.

Zaid ringrazia e si avvia.

 

Davanti a lui ora c’è una minuscola casetta. La porta è aperta.

Zaid si affaccia sulla soglia e vede un ragazzo magrettino, con gli occhi scuri e un libro aperto tra le mani, che lo fissa curioso: “Avanti!”

Zaid chiede permesso e si avvicina: “Io sono Zaid, il proprietario del castello in città. Con chi ho il piacere di parlare?”

Il ragazzo sorride e risponde alzandosi sulla sedia divertito: “Io sono Elian, figlio del Sole e della Luna, pastore di anime e pellegrino del mondo!”

Poi, balzato sulla brandina, grida: “Cosa porta un gigante del ghiaccio come lei nel regno del fuoco?”

E scoppia in una grassa risata.

Mentre Zaid, un po’ spaventato e un po’ incuriosito, rimane sull’attenti con gli occhi sgranati, Elian si ricompone, si mette a sedere sul bordo del letto e in tono serio e calmo domanda: “Suvvia, stavo scherzando: cosa ci fate da queste parti?”

 

“Mi è stato riferito che la cascina nel bosco è vostra, corretto?”

“Diciamo che è di chiunque voglia portare il proprio contributo, io sono un viaggiatore che torna di tanto in tanto”.

“E per comprarla posso rivolgermi a te?”

Elian lo guarda con aria divertita e continua: “Perché dovresti comprare un posto che ti ospita senza chiederti nulla?”

“Lo voglio tutto per me”.

Dopo una breve pausa riflessiva Elian lo guarda intensamente e risponde: “A me però non interessano i soldi”.

Zaid, con un ghigno in viso, propone un’alternativa: “Ma se dovessi darti il mio intero castello in cambio della cascina?”

Elian lo guarda ancora e resta in silenzio a lungo: “Sei sicuro?”

Zaid ormai è disposto a tutto pur di mostrare il potere che ha: “Sono sicuro!”

 

Conclusa la trattativa, Zaid torna al castello a recuperare le sue cose, mentre Elian spiega ai ragazzi la decisione presa.

Si preparano tutti e si trasferiscono al castello, davanti a Piazza della Libertà, iniziando una vita comunitaria: alcuni lavorano e tornano la sera, altri realizzano manufatti artigianali nelle sale al piano terra, altri ancora si occupano delle pulizie e di cucinare per chi durante il giorno lavora.

Il castello diventa un luogo centrale nella vita dell’intera città.

Elian, subito dopo aver trasferito al castello la comunità, decide di ripartire per i suoi pellegrinaggi.

 

Solo quando raggiunge con i suoi bagagli il casale, di nuovo immerso nella solitudine e nel silenzio, Zaid si rende conto di aver sbagliato.

 

In tutto quel tempo nel castello, davanti a Piazza della Libertà, non aveva ancora compreso cos’era per lui il vero potere.

Ora, stanco e immobile, è in piedi sotto la pioggia davanti al suo casale, che non ha mai neanche visto internamente.

In questa situazione assurda, per la prima volta, sente un senso di leggerezza attraversarlo: come se ora non avesse più nulla da ostentare, come se avesse finalmente lasciato cadere a terra uno zaino pesantissimo e le sue spalle potessero finalmente rilassarsi.

Zaid varca la porta d’ingresso del casale e, appesa davanti a lui al centro della sala, scorge un’insegna con incise queste parole:

 

“La Libertà degli altri è la mia Libertà”.

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Zaid

di Daniele Valsecchi

Zaid: crescita e abbondanza

Elian: figlio della luce

 

Zaid vuole il potere.

Zaid non sa spiegare cosa intende per “potere”, ma sa di volerlo a ogni costo.

Avendo tanti soldi di famiglia, compra un castello enorme nella piazza centrale della città per mostrare a tutti la sua grandezza.

Ecco che ora Zaid ha pochi risparmi e un castello imponente e vistoso con una finestra sulla zona più frequentata della città: Piazza della Libertà.

Tutti i giorni, nel pomeriggio, si siede su una poltrona, davanti alla finestra, e innumerevoli persone ci passano davanti e si fermano per guardare l’imponente costruzione; Zaid, fiero e orgoglioso, guarda tutti a distanza, dall’alto in basso.

 

Dopo diverso tempo di vita solitaria, Zaid inizia ad annoiarsi e decide di invitare nel suo castello un gruppo di ragazzi che vede spesso passare la sera in Piazza della Libertà.

Una volta che tutto il gruppo raggiunge il salone principale, Zaid si fa annunciare dal suo domestico Gael e fa la sua solenne entrata in sala.

I ragazzi lo guardano senza parlare: non sanno il motivo dell’invito.

Dopo aver chiesto i loro nomi, Zaid si chiude in un silenzio imbarazzato: vorrebbe solo passare del tempo con loro, avere un po’ di compagnia, ma non sa come dirglielo.

Liam, il più grande e deciso dei ragazzi, dopo aver atteso per alcuni minuti si rivolge a Zaid: “Con tutto rispetto, signore, se non ha nulla da aggiungere, noi avremmo un impegno e dovremmo andare al più presto. Con permesso”.

I ragazzi stanno per andarsene ma, quando hanno quasi varcato la porta, Zaid esclama: “Vi posso pagare!”

Liam prende parola per tutti e dice a Zaid che hanno da fare e non sono interessati ma anche che, qualora lui volesse unirsi, per loro non sarebbe un problema.

Zaid, ferito nell’orgoglio, rifiuta l’offerta e saluta con distacco il gruppo di amici, che lasciano il castello e spariscono oltre la piazza.

 

Passati diversi giorni, Zaid si accorge di non vedere da diverso tempo il gruppo di Liam in piazza e chiede al suo domestico Gael di provare a cercarli oltre la piazza.

Dopo alcuni giorni dalla partenza, Gael è di ritorno: “Signore, ho trovato il gruppo insieme a tanti altri ragazzi della vostra età; sono tutti nel bosco, stanno sistemando una grande cascina e vivono lì, insieme”.

 

L’immagine di loro felici, tutti insieme nel bosco, fa morire di invidia Zaid, il quale decide di andare a vedere con i propri occhi.

Zaid si copre la testa con un grande cappello, lasciando uscire della paglia dai lati per non farsi riconoscere.

 

Poco distante dalla grande cascina, ai piedi di una quercia, Zaid si siede e osserva di nascosto tutto quello che accade.

Non solo i suoi coetanei, ma anche donne e uomini più grandi lavorano alla casa, mentre i bambini giocano a rincorrersi nel prato davanti.

Rimane quasi tutto il giorno a osservarli lavorare, scherzare tra loro, mangiare e bere assieme, cantare e raccontarsi storie.

Il sole tramonta e, mentre si riesce ancora a intravedere qualcosa, scorge un signore incappucciato arrivare dallo stesso sentiero che ha percorso lui.

Zaid si nasconde e osserva l’uomo raggiungere la cascina.

Non può credere ai propri occhi: è Gael, il suo domestico.

Sembra conosciuto e amato da tutti, si siede con loro attorno al fuoco e viene accolto come un familiare.

Zaid torna al castello. In un giorno qualsiasi, a quell’ora sarebbe già a letto da parecchio.

L’indomani Zaid chiede a Gael: “Dove sei stato questa notte?”

Gael risponde senza esitare: “Ero nel bosco, alla cascina”.

“Ti vieto di andarci di nuovo” ribatte Zaid.

“Se mi vieta di andare alla cascina mentre non sto lavorando, sarò costretto a licenziarmi”.

Zaid, impulsivamente e pieno di frustrazione, tutto d’un fiato, risponde: “Sono io che ti licenzio! Vai insieme a quel gruppo di barboni a lavorare per la gloria, ti troverò tra non molto a dormire sotto a un ponte, disgraziato!”

 

Gael prepara la sua valigia, in totale calma, e se ne va.

Rimasto solo in un castello silenzioso e vuoto, Zaid non riesce a smettere di pensare alla cascina nel bosco.

 

Una mattina, dopo l’ennesima notte insonne, Zaid si incammina alla volta della cascina e, una volta giunto, vi si ferma davanti con fare di superiorità.

Un ragazzo si avvicina e gli chiede se desidera unirsi a loro nei lavori.

Con aria infastidita e a voce alta, Zaid ribatte: “Io non sono qui per lavorare, ma per parlare con il vostro capo!”

Tutti i ragazzi lì intorno scoppiano a ridere. Liam, che lo riconosce dal balcone, lo raggiunge di sotto e lo invita a seguirlo.

Zaid è chiaramente in imbarazzo, ma Liam fa finta di non notarlo: prova a spiegargli che tra loro non c’è un vero capo e che, nel caso in cui volesse parlare con il proprietario del terreno e della cascina, deve imboccare il sentiero dinanzi a loro.

Zaid ringrazia e si avvia.

 

Davanti a lui ora c’è una minuscola casetta. La porta è aperta.

Zaid si affaccia sulla soglia e vede un ragazzo magrettino, con gli occhi scuri e un libro aperto tra le mani, che lo fissa curioso: “Avanti!”

Zaid chiede permesso e si avvicina: “Io sono Zaid, il proprietario del castello in città. Con chi ho il piacere di parlare?”

Il ragazzo sorride e risponde alzandosi sulla sedia divertito: “Io sono Elian, figlio del Sole e della Luna, pastore di anime e pellegrino del mondo!”

Poi, balzato sulla brandina, grida: “Cosa porta un gigante del ghiaccio come lei nel regno del fuoco?”

E scoppia in una grassa risata.

Mentre Zaid, un po’ spaventato e un po’ incuriosito, rimane sull’attenti con gli occhi sgranati, Elian si ricompone, si mette a sedere sul bordo del letto e in tono serio e calmo domanda: “Suvvia, stavo scherzando: cosa ci fate da queste parti?”

 

“Mi è stato riferito che la cascina nel bosco è vostra, corretto?”

“Diciamo che è di chiunque voglia portare il proprio contributo, io sono un viaggiatore che torna di tanto in tanto”.

“E per comprarla posso rivolgermi a te?”

Elian lo guarda con aria divertita e continua: “Perché dovresti comprare un posto che ti ospita senza chiederti nulla?”

“Lo voglio tutto per me”.

Dopo una breve pausa riflessiva Elian lo guarda intensamente e risponde: “A me però non interessano i soldi”.

Zaid, con un ghigno in viso, propone un’alternativa: “Ma se dovessi darti il mio intero castello in cambio della cascina?”

Elian lo guarda ancora e resta in silenzio a lungo: “Sei sicuro?”

Zaid ormai è disposto a tutto pur di mostrare il potere che ha: “Sono sicuro!”

 

Conclusa la trattativa, Zaid torna al castello a recuperare le sue cose, mentre Elian spiega ai ragazzi la decisione presa.

Si preparano tutti e si trasferiscono al castello, davanti a Piazza della Libertà, iniziando una vita comunitaria: alcuni lavorano e tornano la sera, altri realizzano manufatti artigianali nelle sale al piano terra, altri ancora si occupano delle pulizie e di cucinare per chi durante il giorno lavora.

Il castello diventa un luogo centrale nella vita dell’intera città.

Elian, subito dopo aver trasferito al castello la comunità, decide di ripartire per i suoi pellegrinaggi.

 

Solo quando raggiunge con i suoi bagagli il casale, di nuovo immerso nella solitudine e nel silenzio, Zaid si rende conto di aver sbagliato.

 

In tutto quel tempo nel castello, davanti a Piazza della Libertà, non aveva ancora compreso cos’era per lui il vero potere.

Ora, stanco e immobile, è in piedi sotto la pioggia davanti al suo casale, che non ha mai neanche visto internamente.

In questa situazione assurda, per la prima volta, sente un senso di leggerezza attraversarlo: come se ora non avesse più nulla da ostentare, come se avesse finalmente lasciato cadere a terra uno zaino pesantissimo e le sue spalle potessero finalmente rilassarsi.

Zaid varca la porta d’ingresso del casale e, appesa davanti a lui al centro della sala, scorge un’insegna con incise queste parole:

 

“La Libertà degli altri è la mia Libertà”.

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