“Le Stelle sul Soffitto” nasce da una rete di artisti e persone comuni che scelgono di reagire al buio con gesti di bellezza condivisa.

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Il Piccolo Granello e la Vecchia Vetraia

di Il Piccolo Granello e la Vecchia Vetraia

Il Piccolo Granello viveva nel deserto, circondato da miliardi di granelli esattamente come lui.

La Vecchia Vetraia si era stabilita da qualche tempo in un paesino che si affacciava su una lingua di sabbia incastonata nella baia rocciosa. 

Nel deserto, i granelli si specchiavano ogni giorno al sole. Come un enorme oceano dorato, riflettevano quella luce intensa e incandescente. La notte, vicino ai suoi fratelli, il Piccolo Granello contemplava il silenzio e la brillantezza del cielo che li avvolgeva.

La Vecchia Vetraia, che pure sentiva di avere poco in comune con chi abitava con lei quel paesino, aveva però realizzato che in quel luogo c’era un nonsoché di magico che l’aveva sempre trattenuta dall’andarsene. D’altra parte, un motivo c’era se alcuni anni prima, per un evento fortuito, era finita proprio lì.

Una domenica qualunque una violentissima tempesta di vento si abbatté sul deserto. Il Piccolo Granello prese a roteare nel cono d’aria che aveva sollevato altri milioni di granelli come lui e salì su, in alto, fino a mescolarsi con le nuvole. 

Trasportato per migliaia di chilometri, terminò il suo viaggio burrascoso all’interno di minuscole gocce di pioggia che lo portarono alla destinazione finale: una lunga spiaggia deserta, sotto un cielo plumbeo e minaccioso. 

Il Piccolo Granello, al fianco di altri granelli così simili e allo stesso tempo così diversi da lui, si sentiva solo, e stanco. Aveva lasciato la sua bella casa calda e dorata in un battito d’ali, e ora nulla riusciva a fargli rivivere quella sensazione che gli dava lo stare laggiù, sotto il sole cocente. Niente lo faceva sentire al sicuro.

Una mattina, dopo una notte in cui aveva faticato a riposare, un bagliore lo svegliò. Il cielo era ancora coperto dalle nuvole, il mare era di un nero inquietante e il suono delle onde che si infrangevano violentemente a riva lo fece tremare di paura. Quella mattina, però, un unico raggio di sole lo raggiunse, facendogli provare un calore dolce e inaspettato. Scosso da quella breve felicità, per la prima volta sentì un rumore che sovrastava quello del mare, che tanto lo agitava. Dei bambini ridevano mentre giocavano a rincorrersi sulla spiaggia, lanciando pietre che saltellavano sfiorando il pelo dell’acqua.

Scavando e spalando, i bambini fecero poi forme con la sabbia che lasciarono ad asciugare lontane dalla battigia, alla flebile ma rassicurante luce di quel giorno. Accompagnato dal suono delle risate e inserito in quelle piccole composizioni, il Piccolo Granello fu attraversato dalla sensazione di essere di nuovo parte di qualcosa.

Quando finalmente, col passare dei giorni, la quiete di quella nuova vita stava riconquistando il Piccolo Granello, alcuni operai raggiunsero la spiaggia. 

Avevano ricevuto dalla Vecchia Vetraia il compito di caricare alcuni sacchi di sabbia. Era stato chiesto loro di affrettarsi poiché la sabbia del deserto che si era depositata nella settimana precedente aveva reso quel carico unico, proprio ciò di cui la donna aveva bisogno per portare a compimento un’idea che le era balenata nella mente nell’ultimo periodo. 

Una volta arrivati a destinazione, i sacchi di sabbia vennero svuotati e il loro contenuto suddiviso in secchi. Ogni secchio sarebbe poi stato mischiato ad altri componenti. Grazie alla maestria della Vecchia Vetraia quelle miscele sarebbero diventate lastre di vetro di ogni colore e forma.

La lavorazione necessitò di molto tempo e molte energie, ma la Vecchia Vetraia era più che mai determinata a portare a compimento il suo progetto. Ogni volta che il fuoco scioglieva gli elementi nella pasta vitrea e lavorava quel composto incandescente, una parte dell’opera prendeva forma e nella Vecchia Vetraia si accendeva la consapevolezza che quello sarebbe stato il suo ultimo e più importante manufatto.

Gli abitanti del paese avevano intuito che la Vecchia Vetraia stava tramando qualcosa, ma per tutti era solo un’anziana signora svitata che, per giunta, giocava col fuoco. L’interesse della gente, però, aveva iniziato a intensificarsi con gli sbuffi incessanti della canna fumaria della vetreria. Ormai tutti si chiedevano cosa stesse facendo quella donna così strana.

Una domenica di vento qualunque, però, la canna fumaria smise di sbuffare.

Gli abitanti, ormai elettrizzati dalla curiosità, si avvicinarono alla vetreria. In prima fila c’erano i bambini, che sono sempre i più sconsiderati e, proprio per questo, i più coraggiosi.

Lo spettacolo che si dipinse davanti ai loro occhi dopo aver aperto le porte li lasciò senza parole. All’interno del grande magazzino della vetreria, gli enormi finestroni erano stati sostituiti da vetrate coloratissime dalle quali filtrava la flebile luce del sole, che si tingeva di innumerevoli tonalità.

Della Vecchia Vetraia non c’era traccia, sembrava come svanita in quella vorticosa giornata d’inverno. Lì, nel magazzino della vetreria, aveva impresso nel vetro il mondo e i suoi colori.

Osservando bene qualcuno avrebbe anche potuto notare che in una parte della composizione c’era qualcosa che brillava più di tutto il resto: un Piccolo Granello di sabbia dorata ora incastonato per sempre nel deserto dipinto, attraversato dal sole e cullato dalle risate dei bambini che vi sarebbero passati dinanzi.

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Il Piccolo Granello e la Vecchia Vetraia

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Il Piccolo Granello viveva nel deserto, circondato da miliardi di granelli esattamente come lui.

La Vecchia Vetraia si era stabilita da qualche tempo in un paesino che si affacciava su una lingua di sabbia incastonata nella baia rocciosa. 

Nel deserto, i granelli si specchiavano ogni giorno al sole. Come un enorme oceano dorato, riflettevano quella luce intensa e incandescente. La notte, vicino ai suoi fratelli, il Piccolo Granello contemplava il silenzio e la brillantezza del cielo che li avvolgeva.

La Vecchia Vetraia, che pure sentiva di avere poco in comune con chi abitava con lei quel paesino, aveva però realizzato che in quel luogo c’era un nonsoché di magico che l’aveva sempre trattenuta dall’andarsene. D’altra parte, un motivo c’era se alcuni anni prima, per un evento fortuito, era finita proprio lì.

Una domenica qualunque una violentissima tempesta di vento si abbatté sul deserto. Il Piccolo Granello prese a roteare nel cono d’aria che aveva sollevato altri milioni di granelli come lui e salì su, in alto, fino a mescolarsi con le nuvole. 

Trasportato per migliaia di chilometri, terminò il suo viaggio burrascoso all’interno di minuscole gocce di pioggia che lo portarono alla destinazione finale: una lunga spiaggia deserta, sotto un cielo plumbeo e minaccioso. 

Il Piccolo Granello, al fianco di altri granelli così simili e allo stesso tempo così diversi da lui, si sentiva solo, e stanco. Aveva lasciato la sua bella casa calda e dorata in un battito d’ali, e ora nulla riusciva a fargli rivivere quella sensazione che gli dava lo stare laggiù, sotto il sole cocente. Niente lo faceva sentire al sicuro.

Una mattina, dopo una notte in cui aveva faticato a riposare, un bagliore lo svegliò. Il cielo era ancora coperto dalle nuvole, il mare era di un nero inquietante e il suono delle onde che si infrangevano violentemente a riva lo fece tremare di paura. Quella mattina, però, un unico raggio di sole lo raggiunse, facendogli provare un calore dolce e inaspettato. Scosso da quella breve felicità, per la prima volta sentì un rumore che sovrastava quello del mare, che tanto lo agitava. Dei bambini ridevano mentre giocavano a rincorrersi sulla spiaggia, lanciando pietre che saltellavano sfiorando il pelo dell’acqua.

Scavando e spalando, i bambini fecero poi forme con la sabbia che lasciarono ad asciugare lontane dalla battigia, alla flebile ma rassicurante luce di quel giorno. Accompagnato dal suono delle risate e inserito in quelle piccole composizioni, il Piccolo Granello fu attraversato dalla sensazione di essere di nuovo parte di qualcosa.

Quando finalmente, col passare dei giorni, la quiete di quella nuova vita stava riconquistando il Piccolo Granello, alcuni operai raggiunsero la spiaggia. 

Avevano ricevuto dalla Vecchia Vetraia il compito di caricare alcuni sacchi di sabbia. Era stato chiesto loro di affrettarsi poiché la sabbia del deserto che si era depositata nella settimana precedente aveva reso quel carico unico, proprio ciò di cui la donna aveva bisogno per portare a compimento un’idea che le era balenata nella mente nell’ultimo periodo. 

Una volta arrivati a destinazione, i sacchi di sabbia vennero svuotati e il loro contenuto suddiviso in secchi. Ogni secchio sarebbe poi stato mischiato ad altri componenti. Grazie alla maestria della Vecchia Vetraia quelle miscele sarebbero diventate lastre di vetro di ogni colore e forma.

La lavorazione necessitò di molto tempo e molte energie, ma la Vecchia Vetraia era più che mai determinata a portare a compimento il suo progetto. Ogni volta che il fuoco scioglieva gli elementi nella pasta vitrea e lavorava quel composto incandescente, una parte dell’opera prendeva forma e nella Vecchia Vetraia si accendeva la consapevolezza che quello sarebbe stato il suo ultimo e più importante manufatto.

Gli abitanti del paese avevano intuito che la Vecchia Vetraia stava tramando qualcosa, ma per tutti era solo un’anziana signora svitata che, per giunta, giocava col fuoco. L’interesse della gente, però, aveva iniziato a intensificarsi con gli sbuffi incessanti della canna fumaria della vetreria. Ormai tutti si chiedevano cosa stesse facendo quella donna così strana.

Una domenica di vento qualunque, però, la canna fumaria smise di sbuffare.

Gli abitanti, ormai elettrizzati dalla curiosità, si avvicinarono alla vetreria. In prima fila c’erano i bambini, che sono sempre i più sconsiderati e, proprio per questo, i più coraggiosi.

Lo spettacolo che si dipinse davanti ai loro occhi dopo aver aperto le porte li lasciò senza parole. All’interno del grande magazzino della vetreria, gli enormi finestroni erano stati sostituiti da vetrate coloratissime dalle quali filtrava la flebile luce del sole, che si tingeva di innumerevoli tonalità.

Della Vecchia Vetraia non c’era traccia, sembrava come svanita in quella vorticosa giornata d’inverno. Lì, nel magazzino della vetreria, aveva impresso nel vetro il mondo e i suoi colori.

Osservando bene qualcuno avrebbe anche potuto notare che in una parte della composizione c’era qualcosa che brillava più di tutto il resto: un Piccolo Granello di sabbia dorata ora incastonato per sempre nel deserto dipinto, attraversato dal sole e cullato dalle risate dei bambini che vi sarebbero passati dinanzi.

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