Sorelle
di Gigix Giamminola
C’erano una volta, in un regno sospeso tra aurora e crepuscolo, due sorelle nate sotto lo stesso cielo ma con spiriti profondamente diversi.
Così diversi da sembrare opposte, come il giorno e la notte. Si chiamavano Saggezza e Follia.
Saggezza era calma, misurata, riflessiva. I suoi occhi brillavano di pazienza e tranquillità e ragionevolezza, come una montagna innevata al chiaror di luna, e la voce della sua mente era un sussurro di quiete. Passava le giornate a studiare le stelle, ad ascoltare il vento e a meditare sulle leggi invisibili che governano il mondo.
Follia, invece, era impetuosa, chiassosa, creativa. I suoi capelli rossi danzavano come fiamme selvagge, le sue risa riecheggiavano nella foresta e la sua mente era una girandola di luci, di suoni, di intuizioni senza tempo. Non seguiva alcuna rotta prestabilita, ma esplorava nuovi sentieri disegnando arcobaleni nell’aria.
Erano tanto diverse quanto inseparabili.
Un giorno decisero di partire insieme per un viaggio alla scoperta del mondo.
“Ti mostrerò quanto è grande la vita” disse Follia.
“E io ti insegnerò a non perderti nella sua immensità” rispose Saggezza.
Dopo un lungo girovagare arrivarono in un villaggio avvolto dal grigiore, dove tutti sembravano spenti: nessuno rideva, nessuno giocava, nessuno rifletteva, nessuno contemplava, nessuno rischiava.
Guidata dal suo profondo spirito di osservazione, Saggezza capì subito che in quel villaggio mancava qualcosa, ma non ebbe nemmeno il tempo di esprimere il suo pensiero alla sorella che Follia era già in mezzo alla piazza a danzare e cantare come un vento colorato.
La gente, sorpresa da quanto stava accendendo, cominciò a ridere, e quel riso scosse la polvere da tempo sedimentata sui loro cuori.
L’euforia però crebbe troppo rapidamente e le persone non furono più in grado di gestirla.
Alcuni iniziarono a correre senza meta, altri si lanciarono in imprese pericolose per sé stessi e per gli altri. Nel villaggio regnava il caos.
Saggezza posò allora una mano sulla spalla della sorella e le disse: “Vedi? Senza misura anche la gioia può ferire”.
Saggezza decise allora di intervenire. Con difficoltà, cercò di ottenere l’attenzione degli abitanti, li invitò a fermarsi e li radunò davanti a lei. Cominciò quindi a parlargli e li esortò a riflette su quanto stava accadendo, sul perché del loro agire, e a misurarne le conseguenze.
Entrambe le sorelle erano riuscite a fare breccia nelle menti e nei cuori degli abitanti e il villaggio, come per magia, trovò finalmente un nuovo equilibrio.
Divenne un luogo più ricco, dove le persone non solo pianificavano il futuro ma sognavano anche l’impossibile.
Alla sera le due sorelle si sedettero sotto un maestoso albero millenario e Follia si rivolse così alla sorella: “Forse, senza di te, avrei ridotto questo posto in un caos; brillante, forse, ma pur sempre caos. Senza di te sarei solo vento impetuoso: avrei dipinto il cielo, ma avrei rovinato tutto”.
Saggezza sorrise e rispose: “Io senza di te non avrei mai fatto breccia nei loro cuori e sarei rimasta nel mio giardino. Non avrei mai saputo cosa significa rischiare, amare, volare. Tu sei la scintilla e io la guida”.
Da allora le due sorelle capirono che nessuna poteva camminare da sola. Saggezza senza un tocco di Follia sarebbe solo immobilità e Follia, senza un soffio di Saggezza, sarebbe solo tempesta.
E così ancora oggi viaggiano mano nella mano: una per tracciare la strada, l’altra per ricordarle che vale sempre la pena percorrerla.