Caro Babbo Natale, grazie per avermi scritto
di Alessandro Barbaglia
Caro Babbo Natale, eccomi da te.
Rispondo alla tua lettera con immenso stupore. E tu dirai: “Ohohoh! Sono Babbo Natale, sono abituato allo stupore!” – giusto, certo, reazione inappuntabile. Però, vedi, così, per me forse è un po’ troppo. Andiamo con ordine.
Ho ricevuto la tua lettera lunedì; lunedì mattina. Ho pensato: è uno scherzo. “Figurati se Babbo Natale che scrive a me per…”
E invece martedì sul presto, come da te spiegato in lettera, Rodolfo e gli elfi hanno iniziato a consegnarmi i pacchi. Babbo Natale: hanno finito mercoledì! All’alba! Sbigottito, ho offerto la colazione a tutti quanti – e tu sai quanto sia difficile trovare la paglia per le renne in città, così, senza preavviso – e li ho visti decollare al grido di: “Ci vediamo venerdì! Arriviamo con il secondo carico!”
“Venerdì in che senso?” ho urlato.
Ma la slitta era già lontana.
Caro Babbo Natale, vorrei i capelli lunghi. Come Amy, ma forse un po’ di più.
CATHERINE, INGHILTERRA.
Caro Babbo Natale, il mio desiderio più grande è cantare con te al karaoke.
HITOMI, GIAPPONE.
Dunque, ci ho riflettuto: hai ragione. A otto anni ti scrissi in una letterina tutta colorata che, se avessi avuto bisogno di me come aiutante, io sarei stato a tua completa disposizione, di considerarmi elfo tra gli elfi, renna tra le renne, folletto tra i folletti. Guarda, ho controllato: anche a nove anni mi sono offerto di darti una mano, ma credo che l’equivoco che ora mette in pericolo la tenuta dei miei pavimenti e rischia di far crollare il mio terrazzo da un momento all’altro – già quello su cui MOMENTANEAMENTE abbiamo appoggiato tutti i pacchi della consegna di lunedì – sia stata la letterina dei miei dieci anni. Sì, in quella ti dicevo proprio: “Caro Babbo Natale, conta su di me: per qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, da qui all’infinito!”. Ѐ un’offerta di cuore, non c’è dubbio, ma che se si considerano i risvolti che poi le vite hanno… porta con sé una qual certa dose di rischio. Quindi, insomma, capisco: tu, trentacinque anni dopo quella mia generosa offerta, non hai fatto altro che accettarla ma… ma davvero ho l’impressione che tu non possa, adesso, farmi consegnare dai tuoi ragazzi – posso chiamarli così, gli elfi? – l’intero archivio delle letterine a Babbo Natale che hai ricevuto in tutti questi anni e che adesso per ragioni di spazio, leggo nella tua prima bolla di consegna, non sai più dove archiviare. Babbo, davvero… lunedì hanno consegnato le prime 30.000 letterine, cioè solo quelle che hai ricevuto lo scorso anno… e venerdì mi porteranno le 30.000 del 2023… e poi quelle del 2022 e del 2021… ecco, come capirai… sono un po’ in difficoltà.
Caro Babbo Natale, ma quando mi porti i soldi, le banconote sono vere o le hai stampate tu e quindi sono false? Scusa se te le chiedo ma i miei genitori sono poliziotti.
HANS, SVIZZERA.
Caro Babbo Natale, sono stato così buono che un regalo piccolo non basterà. Ci vuole almeno un clarinetto.
AILEEN, GERMANIA.
Ho provato a venire a capo della questione. Le tue ragioni sono chiarissime: “Caro Alessandro, come stai? Quassù, dovresti vederli, i paesaggi polari e l’Aurora Boreale sono sempre molto belli e io mi sto preparando alla grande Notte, ma – e te ne parlo con il cuore che sobbalza – quest’anno ho un problema che mai prima d’ora mi era capitato d’incontrare; fa troppo caldo”. E poi mi racconti tutto: i cambiamenti climatici, il ghiaccio che si scioglie e la tua biblioteca scavata negli iceberg del polo che è a rischio scioglimento.
Ora, capisco il guaio: se la tua imponente e magnifica biblioteca artica dovesse sciogliersi – incantevole l’idea di scavare scaffali per conservare fresche le letterine dei bimbi in un gigantesco iceberg! – le letterine lì archiviate finirebbero in acqua e s’inabisserebbero con loro tutti i sogni che contengono. Lo capisco io per primo: le letterine vanno salvate – e davvero trovo stupefacente la tua idea di conservare sotto ghiaccio i desideri così da non farli deperire mai! Più ci penso più mi dico: ma questa è davvero un’idea geniale! Solo Babbo Natale avrebbe potuto averla! – ma… trasferire le letterine a casa mia ti sembra una buona soluzione? E non perché io non le voglia (anzi ne ho letta qualcuna, sono incantevoli!), ma perché non è questa la soluzione!
Caro Babbo Natale, anche se non sono stata molto brava, ricordati che sono solo una bambina.
KRISTY, STATI UNITI.
Caro Babbo Natale, adesso vivo in un appartamento più grande, quindi: porta pure i regali più grandi!
EJNAR, SVEZIA.
E tu dirai: e ma che bisogna fare per salvare le letterine…
Te lo dico io! La soluzione è: salvare il clima! Salvare i ghiacci! Salvare il Polo Nord, gli orsi, le foche, gli oceani! Evitare che si sciolga la tua biblioteca-iceberg! E – per estensione – il mondo! Ora, lo so, sei pieno di letterine di bimbi che ti chiedono in dono la salvezza del mondo e so benissimo a cosa stai pensando: “Ragazzi, ma… una volta diventati adulti, il mondo, non potevate salvarvelo da soli?”
Caro Babbo Natale, voglio salsicce per cena ogni giorno dell’anno.
ELSA, GERMANIA.
Caro Babbo Natale, voglio la pace nel mondo. Comincio io: non litigherò più con nessuno.
MATTEO, ITALIA.
Ma che dobbiamo fare, siamo fatti così! Abbiamo un mondo di problemi, figurati se possiamo preoccuparci anche per il mondo!
Comunque, io, se sei d’accordo, intanto, farei così: venerdì arrivano i ragazzi, mi portano le altre 30.000 lettere? Va bene: un posto lo trovo. Però poi su questa cosa ci scrivo una storia. Sì, sai, è il mio lavoro scrivere storie. E tu dirai, e pensi che con le storie si possa cambiare il mondo? Beh, tu ci sei riuscito. Non che io sia all’altezza… ma le storie ne sanno sempre di più di chi le scrive, vengono da più lontano, sono destinate ad andare più lontane!
E poi, posso dirlo? Se il Natale non è anche una bella storia, ma che lo festeggiamo a fare?
Senti, io la metto giù un po’ spessa, mi rendo conto, ma confido nel tuo genio. D’altra parte, tu sei uno che riesca a fare la cosa più magica dell’anno in una notte sola: cosa potremmo fare allora noi, tutti insieme, se ci dai una mano, diciamo, tutti i giorni?
Allora, Nat (posso chiamarti così?) io la vicenda la metterei in questi termini: se non salviamo il mondo non avremo più nessuno a cui mandare letterine (su fogli di carta riciclata). Se non salviamo il clima, si scioglieranno i desideri di milioni di bambini: presenti, passati e futuri!
Se invece salviamo il mondo, allora sì: sarà Natale.
E poi dico a tutti che tu la tua parte la farai, che di magia non resteremo a corto. E che noi dovremo mettere tutto il resto.
Che ne pensi, facciamo così? La scrivo questa storia?
E non dirmi che è impossibile, non dirmi che proprio tu – Babbo Natale – credi che qualcosa sia impossibile! E poi, secondo me non è impossibile: se la Terra non la salvano i terrestri, chi mai dovrebbe farlo?
Grazie di tutto.
Il tuo amico (posso dire che siamo amici, Nat?),
Alessandro Barbaglia
P.S.: Lo so, magari con gli anni te ne sei scordato ma… non portarmi cioccolato, non mi piace. Non lo mangio. Mangialo tu per me, sarò felice.
P.P.S.: Salutami le renne.
Nota al testo
Ogni anno l’ufficio postale di Babbo Natale a Rovaniemi, Finlandia, riceve oltre 30 mila letterine dai bambini di tutto il mondo. Per anni nessuno – oltre a lui – ha avuto accesso a quelle lettere. Qualche anno fa Einaudi ha pubblicato un libro antologizzando alcune di quelle lettere: le più belle. Scegliendo tra milioni. I corsivi di questo testo, insomma, non sono opera mia: sono vere lettere ricevute da Babbo Natale e scritte dai bimbi di tutto il mondo. Perché il Natale è questo: una magia. Una magia vera. Ma se non credi alla magia, che cosa lo festeggi a fare?