Essere di Luce
“Ciao, ho saputo che anche tu parti domani”.
“Sì! Sono stata destinata per il pianeta Terra. Tu invece?”
“Anche io! E sai già in quale punto del pianeta?”
“Vicino a un paese che si chiama Milano”.
“Io sono stata destinata a una città che si chiama Gaza!”
“La tua destinazione è sul mare?”
“Sì!!”
“Ti va allora se ci scambiamo il posto?”
“Certo, per me non c’è nessun problema. Tanto ho visto che siamo molto vicini!”
“Grazie! Quando arriverò là ti cercherò per giocare ancora insieme. Nel frattempo, però, al lavoro: dobbiamo irradiare anche questo pianeta di luce e amore”.
“Ma sai che, secondo me, non avremo molto da fare? Tra tutti i pianeti che abbiamo vissuto questo sembra già così perfetto: è tutto blu, con tanto mare, pieno di nuvole bianche e di tante isole gigantesche! E poi sono già passate più di dieci miliardi di anime sorelle luminose. Avremo tempo per divertirci e giocare un po’ insieme”.
“Chissà in quale forma saremo mandati sul pianeta Terra?”
Un battito di universo dopo…
“Sei tornata prima di me”.
“Eh sì, sono stata là solo tre anni terrestri”.
“Come mai sei rimasta così poco?”
“Non lo so. Stavo giocando, poi c’è stato un grande rumore e mi sono ritrovata di nuovo qui. Ma raccontami, com’è questo pianeta Terra?”
“È un posto strano. Io sono nata in una forma che chiamano corpo. Come sono arrivata, ho visto grandi emozioni e gioie, anche se non capivo come comunicassero tra loro”.
“Anche io sono arrivata là nella stessa forma: ho subito provato a fissarli negli occhi e poi ho provato anche con le vibrazioni, ma niente… non mi sentivano proprio”.
“Infatti! Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per imparare a comunicare con loro. Poi quel corpicino cresce un bel po’ ma col passare del tempo diventa sempre più fragile e tende a consumarsi e a invecchiare in ogni sua parte, anche se il portale resta invece sempre perfetto e intatto”.
“Quindi per tutta la vita terrestre rimane sempre così, esposto?”
“Sì! E, come avrai capito anche se sei stata poco, addirittura i portali impiantati sono due”.
“E rimangono sempre aperti senza deteriorarsi?”
“Sì, i portali rimangono sempre aperti e non invecchiano mai, come invece accade al resto del corpo. In pochi, però, hanno capito che la combinazione per entrare nella luce è mettere in contatto i portali, in silenzio, per almeno 3 minuti e 14 secondi e 159 millesimi. Invece vivono senza quasi mai toccarsi, senza sentire le vibrazioni, senza unire le anime e le rare volte che uniscono i portali, lo fanno davvero per pochi istanti”.
“Ma com’è possibile! E com’è che allora, una volta arrivati lì, ci si dimentica di cercare la luce che abbiamo dentro se è così chiaro quanto sia facile raggiungerla?”
“Non l’ho capito! Ciò che invece mi ha colpita è che fin da piccola hanno cominciato a dirmi che le altre persone erano cattive, che la pensavano diversamente, che credevano in un Dio sbagliato, che volevano rubarci il posto in cui vivevamo. E poi che noi eravamo migliori e più bravi degli altri, e che con quegli altri non dovevamo averci nulla a che fare, che non dovevo neppure guardarli negli occhi”.
“Sai che, per quel poco che sono rimasta, anche a me sembrava che dicessero le stesse cose? Li sentivo commentare che quelli al di là del muro che circondava la città di Gaza erano anime brutte e cattive”.
“E poi ci hanno fatto smettere di giocare e detto che dovevamo diventare grandi, imparare come è fatto il mondo, come pensare, come vivere. Ci hanno mostrato la forma di quelle isole gigantesche, dove si trovavano mari, fiumi, montagne e città, e anche mostrato delle linee nere che dividevano quelle isole gigantesche e che chiamavano confini. Ho viaggiato tanto e ho trovato i mari, i fiumi, le montagne e le città, ma io quelle linee nere proprio non le ho mai viste! Per me se le erano proprio inventate! Ero nel punto preciso dove avrei dovuto vedere questi confini, eppure io trovavo solo un albero uguale a quello che c’era accanto o lo stesso fiume, la stessa montagna, lo stesso mare…”.
“Io non ho fatto in tempo a diventare grande come te. Ma tu quanto sei rimasta? Cosa hai fatto dopo?”
“Io ci sono rimasta fino a ottantacinque anni terrestri. Ho continuato a studiare, poi ho scoperto l’amore per altre anime: esperienza meravigliosa, e lì un po’ di luce la trovi. Poi, però, cominci a fare un gioco piuttosto noioso: per quasi tutta la tua vita devi cercare di aumentare un numero. In seguito, quel numero diminuisce se vuoi mangiare, dormire al riparo, metterti dei vestiti o anche prendere delle cose molto inutili, che credi ti facciano stare meglio ma che spesso le butti via senza quasi mai usarle. Qualcuno aveva un numero così grande che neanche sommando quello di un milione di anime potevi avvicinartici. E se lo teneva tutto per sé! Assurdo: un gioco dove vincono in pochi e perdono quasi tutti”.
“Ah, quindi non si continua a giocare per tutta la vita terrestre?”
“Non ci crederai, ma più passano gli anni sulla Terra e meno giochi”.
“Eh, scusa, non ti sei ricordata che eri un essere di luce?”
“Tutto corre così veloce”.
“Non c’è niente che viaggi più veloce della luce”.
“Invece c’è: il pensiero. Solo che questo può essere bello o brutto, razionale o di amore”.
“E non ti sei mai chiesta io dove fossi? Non mi hai pensata?”
“Ti ho pensata ogni giorno della mia vita, ma non potevo sapere in quale forma fossi arrivata sulla Terra. Così ti cercavo dentro a un cielo stellato in mezzo al deserto, in un sorriso sul volto di uno sconosciuto, attraversando gli occhi delle persone, tra le onde del mare, nei silenzi, nella musica, nelle emozioni, nei piccoli gesti di ogni giorno. Mi sono sentita spesso sola, ma questa ricerca mi ha regalato la fortuna di incontrare altri incontaminati esseri di luce”.
“Davvero?”
“E ogni volta che ti ho cercata in quei posti ho sempre avuto la sensazione di ritrovarti. Anche se il mio corpo invecchiava, quella sensazione riaccendeva la luce e mi ridava energia”.
“Sono felice che tu non abbia smesso di cercarmi e di pensarmi”.
“Non avrei mai potuto non cercarti ogni giorno. Ma dimmi… tu sulla Terra come ti chiamavi?”
“Speranza. E tu?”
“Io… io mi chiamavo Vita!”
“Torniamo ancora sulla Terra e ci riproviamo?”
“Sì!”
“Vuoi che stavolta facciamo cambio di posto?”
“No! Non deve essere mai il posto che fa le persone, ma le persone a fare il posto”.
“Non smetterò mai di credere in un domani migliore!”
“E io non smetterò mai di esserci in qualsiasi forma in quel domani”.